
Artista contaminato dal quotidiano
Sin dalle prime esperienze, Pasquale gatta, napoletano immerso nella sua città per lavoro ed interessi diversi dalla pittura, coltiva la figurazione come mezzo espressivo e lo fa con enfasi espressionista raccogliendo agli inizi, consensi al nord in collettive a Padova e Milano.
Dopo questo periodo prettamente figurativo ispessisce il segno , avvicinandosi progressivamente ad una matericità, volta al superamento dello spazio oltre la superfice. Crea così onde che si intrecciano nello spazio e decodifica sorte di alfabeti per simboli che trovano casa nella materia grezza. Un universo di materie che ricostruiscono su piani sfalsati un gioco informale, dove la catarsi è l’insieme delle esperienze dell’artista.
Il suo percorso espositivo lo ha portato a Lisbona al Museo de Agua, in Ungheria a Gyor ed in varie gallerie italiane.
Nell’ultima produzione, recupera oggetti e materiali diversi che adopera componendoli ed inserendoli in costruzioni di masse di colori che determinano suggestioni immediate.
Il colore è spesso e si fonde come materia incandescente sulla via di una sperimentazione di materiali come terra d’approdo per un linguaggio di contaminazioni – voluto ed inseguito come rappresentazione del presente.
L’artista ci dice: “ oggi la ricerca è sulle emozioni della storia – il recupero della raffigurazione è un’esigenza personale”
Gli chiediamo: in che modo oggi si pone la sua produzione ?
“ cerco di essere presente, nel senso che il mercato è tutto spostato verso la mitizzazione dell’artista, io cerco solo di esprimere il mio essere “normale”, per recuperare un senso dell’estetica fondamentale per un incontro con il fruitore delle mie opere”
Quindi una scelta forte di recupero nel segno del dialogo con il mercato.
“Direi, un giusto mix di esperienze e contaminazioni, figlie dei media, che formano un nuovo linguaggio teso alla costruzione spazio/colore – materia/segno.”
Nessun commento:
Posta un commento